Noci e riduzione del rischio di cancro

nociecancroUn recente studio della Marshal University School of Medicine ha preso in esame la dieta dei topi con lo scopo di verificare se l’introduzione di acidi grassi polinsaturi potesse dare risultati nei confronti dell’insorgenza di varie forme tumorali. Effettivamente, l’introduzione di noci nella dieta di questi animali ha dimezzato il rischio di contrarre cancro alla mammella, rispetto a chi ha seguito un regime alimentare privo di queste.
Nello studio, inoltre, è puntualizzato che anche i soggetti che hanno contratto cancro alla mammella nel gruppo che assumeva noci, i tumori avevano dimensioni molto inferiori rispetto a quelli del gruppo di controllo. “Questo studio è particolarmente importante” ha dichiarato la ricercatrice Elaine Hardman “anche considerando che i topi allevati erano geneticamente mutati per contrarre il cancro alla mammella. Siamo ragionevolmente portati a pensare, quindi, che assumere noci sia una strategia vincente anche nella prevenzione del cancro”
fonte: Nutrition and Cancer

Il ruolo della carnitina nello sportivo

sportiviecarnitinaIl Journal of Physiology ha recentemente pubblicato i risultati di uno studio sulla somministrazione di carnitina nello sportivo.
I ricercatori del Dipartimento di Scienze Umane del Movimento dell’Università di Maastricht hanno diviso gli atleti che si sono sottoposti allo studio in due gruppi, al primo dei quali sono stati somministrato per 12 settimane 2g di carnitina tartrato associati a una razione di 80 g di carboidrati, al secondo dei quali unicamente la razione di carboidrati.
L’analisi dei risultati ha potuto confermare che il gruppo trattato ha risparmiato considerevolmente le scorte di glicogeno, usando ben il 55% in meno delle riserve di carboidrati rispetto al gruppo di controllo e il 31% meno di PDC (il complesso piruvato-deidrogenasi, ovvero uno degli indicatori dell’intensità dello sforzo).Inoltre, il contenuto di acetilcarnitina muscolare è aumentato del 16%, l’acido lattico è diminuito del 44% e il rapporto fosfocreatina/ATP è stato mantenuto meglio.
E’ uno dei primi studi rivolti specificamente allo sportivo e i risultati ottenuti sono estremamente confortanti per valutare un impiego più puntuale di questo nutriente nella dieta dell’atleta!
Fonte: Journal of Physiology

Dieta ricca di omega 3, meno allergie per il nascituro

omega3Un possibile legame tra ciò che mangia una donna in gravidanza e il rischio di sviluppare allergie nel nascituro è stato identificato in un articolo apparso sul Journal of Physiology.
In particolare, se la dieta della futura mamma è ricca di acidi grassi polinsaturi (PUFA), come quelli che si trovano nel pesce azzurro ad esempio, l’intestino del figlio si sviluppa diversamente e sembra essere meno predisposto a soffrire di allergie alimentari. “Il nostro studio ha identificato che un certo gruppo di PUFA, gli Omega3,” ha detto il Dr Gaëlle Boudry, dell’Istituto di Ricerca di Rennes (Francia), “cambia sensibilmente la risposta immunitaria dell’intestino del nascituro, rendendolo più permeabile e permettendo ai batteri e alle sostanze assimilate di essere trasportate più facilmente nel torrente ematico”.  Il prossimo passo sarà estendere questi risultati anche in altri periodi della vita umana.
Fonte: Journal of Physiology

La limonata zuccherata calma la rabbia?

rabbia-e-limonataLe interessanti proprietà dello zucchero erano già decantate (o meglio… cantate) già da Mary Poppins nell’omonimo film prodotto dalla Disney e diretto da Robert Stevenson, ma l’Università dell’ Ohio ha recentemente pubblicato uno studio in cui si evidenza la capacità di questo disaccaride di calmare gli “spiriti bollenti”.
I ricercatori sono convinti che questo sia correlato con l’apporto di glucosio che porta velocemente energia al cervello; “Evitare gli impulsi aggressivi richiede self-control” afferma il Dr. Brad Bushman ” e l’autocontrollo richiede molte energie. Il glucosio da energia direttamente al cervello e consente un maggior autocontrollo.” L’autore dello studio afferma che questa sia più di una curiosità, visto che esistono diverse evidenze riguardanti la maggior incidenza di scatti d’ira in persone con difficoltà a metabolizzare il glucosio. Visto l’aumento di patologie relative al metabolismo glucidico (come il diabete), Bushman sottolinea come questo sia un problema, oltre che socio-assistenziale, squisitamente sociale: “Il diabete non è solo un male per il paziente ma per l’intera società!”
Visto che molti studi hanno evidenziato che il diabete e i dismetabolismi glucidici sono proprio correlati all’eccesso di assunzione di zuccheri semplici, questa interessante ricerca ci conferma come sia vera l’acquisizione di ormai migliaia di anni fa: “in medio stat virtus”.
Fonte: Science Daily - dec. 1, 2010

Decodificato il DNA del parassita della Trichinosis

maialeAnche se ai più il nome di questo parassita non dice nulla, questa notizia porterà gioia ai più incalliti amanti delle crudité.
La trichinosis è infatti la malattia trasportata dal parassita che si può trovare normalmente nella carne di maiale cruda; nonostante, infatti la tradizione popolare abbia ampiamente messo in guardia dal consumo di carne cruda di suino, sono molti i piatti locali di svariate tradizioni regionali italiane (come il ciauscolo o le salsicce fresche di maiale) in cui questo nobile animale viene consumato crudo!
E’ senz’altro vero che con la decodifica del DNA di questo parassita è sicuramente più facile intervenire nella cura della trichinosis; tuttavia occorre sempre affidarsi a produttori in grado di garantire un altissimo controllo igienico di tutta la filiera che porta queste squisite crudité sulla nostra tavola!
Fonte: Washington University in St. Luis

Le etichette nutrizionali contrastano il sovrappeso

paninoNegli Stati Uniti, dove l’obesità è un vero e proprio male sociale, un consumatore su sei legge le tabelle nutrizionali e sceglie i prodotti meno calorici.
Questo il risultato della ricerca riportata sul BMJ (British Medical Journal) in cui gli studiosi descrivono questo fatto come un piccolo ma incoraggiante effetto della legge entrata in vigore nel 2008.
I ricercatori di New York e del Santa Monica (California) hanno cercato di determinare l’impatto dell’etichettatura degli alimenti nei fast food, il cui volume calorico pare fosse sottostimato dagli utenti. Anche se sulla popolazione non vi sono state variazioni di rilievo nell’intake calorico giornaliero, pare che le etichette abbiano comunque orientato i consumatori ad assumere meno calorie in cibi da fast food: le tre principali catene hanno infatti registrato un calo delle calorie/acquisto significativo: 5,3% per McDonalds, 14,4% per Au Bon Pain e 6,4% per KFC. Inoltre il 15% dei clienti intervistati ha dichiarato di aver utilizzato le informazioni riportate in etichette per controllare le calorie.
Un piccolo passo verso una maggior consapevolezza alimentare degli americani!
Fonte: British Medical Journal

Desiderio di caffeina scritto nel DNA

caffe1La voglia di caffè potrebbe  non dipendere dallo stile di vita o dal bisogno di essere più svegli ma dal patrimonio genetico di ognuno di noi! Questo il risultato di uno studio recentemente pubblicato sul PLoS Genetics da un gruppo di ricerca statunitense. “Gli studi genetici hanno identificato molte associazioni con malattie ma pochissimi si sono concentrati su nutrienti.” Ha detto il Senior Researcher, Dr. Neil Caporaso del National Cancer Institute, “Abbiamo trovato un risultato estremamente chiaro per due geni che, plausibilmente, sono legati al desiderio di caffeina. Questo è un primo passo nella ricerca di nuovi effetti benefici di questo nutriente.”
Fonte: “Genome-Wide Meta-Analysis Identifies Regions on 7p21 (AHR) and 15q24 (CYP1A2) As Determinants of Habitual Caffeine Consumption” Cornelis MC, Monda KL, Yu K, Paynter N, Azzato EM, et al. (2011)
PLoS Genet 7(4): e1002033. doi:10.1371/journal.pgen.1002033

Anemia e cattiva alimentazione

ferrosport3Un recente studio, pubblicato sul Journal of the American Dietetic Association, ha evidenziato come le cattive abitudini alimentari siano alla base dell‘anemia nelle donne in menopausa.
Lo studio epidemiologico ha preso in esame i dati di 72.833 donne; è stata valutata l’alimentazione di ognuna di queste e stimato che, coloro le quali assumevano un quantitativo insufficiente di Vitamina B12, Vitamina C, carne rossa e Acido Folico, avevano il 44% in più di possibilità di incorrere in anemia permanente.
Fonte: “Nutrient Intake and Anemia Risk in the WHI Observational Study” - Cynthia A. Thomson, PhD, RD, Jeffrey Stanaway, MPH, Marian L. Neuhouser, PhD, RD, Linda G. Snetselaar, RD, PhD, LD, Marcia L. Stefanick, PhD, Leslie Arendell, MS, and Zhao Chen, PhD, MPH.
Journal of the American Dietetic Association (April issue)

Meno biberon per evitare l’obesità in età adulta

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Se si vuole ridurre le possibilità di far diventare obeso in età adulta il proprio bambino, occorrerebbe evitare di alimentarlo col biberon oltre i 12-18 mesi di età.
Molti genitori, infatti, tendono a prolungare questa pratica che, a loro detta, calma e tranquillizza il loro bambino; tuttavia, i ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine hanno pubblicato sul Journal of Pediatrics uno studio che getta diverse ombre su questa abitudine.
Un tipico biberon riempito da latte intero apporta circa 150 calorie, ovvero il 12% delle necessità giornaliere della maggior parte dei bambini.
Quando un bambino di 18 mesi ha già raggiunto il proprio fabbisogno giornaliero calorico, un eccesso quotidiano di questa entità, potrebbe portare a sovrappeso anche in età scolare.
Fonte:”Prolonged Bottle Use and Obesity at 5.5 Years of Age in US Children”
Rachel A. Gooze, MPH, Sarah E. Anderson, PhD, Robert C. Whitaker, MD, MPH
Journal of Pediatrics doi:10.1016/j.jpeds.2011.02.037

Tuffarsi a stomaco pieno è proprio pericoloso, dopo tutto..

bagnomareCe lo hanno sempre detto anche i nostri genitori: “prima di nuotare bisogna aspettare, dopo il pasto!” Il risultato della ricerca riportata in Medicine, Science and the Law, ha potuto confermare ulteriormente questa raccomandazione, dopo aver analizzato un vasto numero di annegamenti.
I ricercatori della Tokyo Women’s Medical University hanno analizzato i dati di 536 autopsie, effettuate tra l’Aprile 2000 e il Dicembre 2007.
L’analisi dei casi e dei rapporti hanno evidenziato che nuotare con lo stomaco pieno aumenta sensibilmente il rischio di annegamento per diversi motivi: problemi circolatori dovuti all’impegno del sangue nel tratto digestivo e asfissia generata dall’aspirazione del vomito da parte dei polmoni.
Infine anche il consumo di alcol è stato correlato al rischio di annegamento.
fonte: Medicine, Science and the Law

Meno allergie se i prodotti contengono latte cotto

lattecottoeallergieServe una ragione in più per mangiare muffin, panna cotta, waffels e biscotti? Il nuovo studio scientifico condotto nell’Istituto di Allergie Alimentari della Scuola di Medicina del Monte Sinai ci orienta a pensare che questi golosissimi alimenti possano avere anche un ruolo attivo nel costruire la tolleranza alimentare nei confronti dei latticini anche nei soggetti con allergie conclamate al latte e derivati.
Per cinque anni, infatti, lo staff di ricerca di questo istituto ha studiato la tollerabilità di alimenti contenenti latte cotto in 88 ragazzi con età comprese tra 2 e 17 anni con diagnosticata allergia nei confronti del latte. Ci si aspettava che le alte temperature di cottura del latte, durante la preparazione di questi prodotti, ne disgregasse le matrici proteiche e lo rendesse maggiormente tollerabile.
Non solo questa tesi è stata confermata ma, quando si è provato ad inserire nella dieta di questi ragazzi prodotti contenenti latte crudo o derivati (latte parzialmente scremato, yogurt, gelato…), i ricercatori hanno visto che nel circa il 47% dei  soggetti non si avevano reazioni allergiche. “Benché si abbia bisogno di continuare la nostra ricerca per trovare la miglior applicazione di questa evidenza” ha detto il Dr. Nowak, uno dei direttori dell’istituto, “questi dati sono estremamente incoraggianti e mostrano che c’è una strada concreta per curare le allergie alimentari“.
Fonte: Mount Sinai Medical Center

Una dieta ricca di fibre abbassa il rischio di cancro al seno

kiwiUno studio riportato recentemente nell’ American Journal of Clinical Nutrition ha mostrato che le donne che consumano un alto contenuto di fibre hanno meno  probabilità di contrarre cancro al seno, rispetto a chi ne consuma un quantitativo insufficiente.
Studi precedenti a questo avevano già suggerito la relazione tra assunzione di fibre e insorgenza di cancro al seno, tuttavia i risultati non sono mai stati conclusivi.
Jia-Yi Dong, del Dipartimento di Nutrizione e Igiene dell’Università di Soochow, Suzhou, (Cina) e il suo team hanno raccolto dati dal database di PubMed di tutti gli studi pubblicati in materia dal Gennaio 2011.
Di 712.195 donne esaminate nei 10 studi più importanti analizzati, il 2.4% (16.848) ha avuto il cancro al seno.
Dividendo la popolazione in 5 grandi settori, per quantitativo di fibra alimentare assunta, i ricercatori hanno trovato che il gruppo con più alto intake di questi nutrienti ha avuto una probabilità di incorrere nel cancro inferiore dell’11% rispetto agli altri.
Fonte: American Journal of Clinical Nutrition

Occhi artificiali dalle cellule di topo

topoE’ stato reso noto su Nature uno studio giapponese che ha dell’incredibile.
E’ stato creato da cellule staminali di topo il primo occhio artificiale: neanche i ricercatori si aspettavano un risultato tanto eclatante!
All’Istituto Riken (Kobe), lo staff di ricerca del Dr. Sasai ha posto cellule staminali embrionali di topo che sono state poste in una cultura cellulare studiata ad hoc: in soli 10 giorni le cellule si sono riorganizzate in maniera autonoma formando dei “calici ottici”, ovvero strutture embrionali della retina.
Pare un traguardo incredibile e tutto il mondo scientifico è concorde che questo possa essere un traguardo importante nella cura delle malattie degenerative della retina!
Fonte:Nature

Cereali integrali, fibra, proteine e mandorle gli alleati per vincere la fame

mandorleI produttori di cibi sono sempre più attenti non solo al gusto ma anche a generare un buon senso di sazietà nei propri clienti dopo che il pasto è finito. Un nuovo review recentemente pubblicato nel Food Technology Magazine, effettuato dallo staff di ricerca della Dott.ssa Linda Milo Ohr ha analizzato tutti i nutrienti utili per generare un buon senso di sazietà, nell’ottica di individuare tutti gli alleati possibili per aiutare le persone a limitare l’intake calorico!
Cereali integrali, quindi, fibra alimentare (come i frutto oligo saccaridi), proteine sono indispensabili nella dieta di chi voglia controllare il peso.
Per quanto riguarda le mandorle, anch’esse sono utili nel garantire un ottimo senso di sazietà visto che sembrerebbe che, migliorando l’assorbimento dei nutrienti a livello intestinale, riescano a ritardare la sensazione di fame.
Fonte: Food Technology Magazine - Apr 2011

Vitamina E negli indumenti!

vit-e-e-indumentiSarà il futuro della cosmetica?
E’ quello che pensano all’ Officina della Moda, dove hanno lanciato una linea di indumenti in grado di cedere alla pelle che vi sta a contatto, proprio come una crema cosmetica, piccole quantità di vitamina E, un antiossidante importantissimo per contrastare l’insorgenza delle rughe e l’invecchiamento cutaneo.
Questi indumenti sono stati studiati in collaborazione con l’Università di Bergamo e mantengono un buon contenuto di Vitamina E anche dopo 20 cicli di lavaggio a 40°C.
fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/News/