La Harvard School of Public Health ha pubblicato recentemente sugli Archives of Internal Medicine uno studio osservazionale in cui emerge la possibilità che l’assunzione di caffeina sia collegata con la riduzione del rischio di depressione nelle donne durante la terza età.
Il ricercatore Michel Lucas e il suo team hanno reperito dati relativi a quasi 60.000 pazienti sessantatreenni di sesso femminile, nessuna delle quali, all’inizio della ricerca, mostrava segni di depressione. Analizzato, tramite questionari che venivano somministrati nel periodo compreso tra il 1980 e il 2004, l’intake di caffeina (tramite tutte le fonti alimentari disponibili: caffè, the, integratori…), hanno potuto evidenziare che: le donne che hanno consumato 2 o 3 porzioni di caffè al giorno si sono mostrate per il 15% meno predisposte a sviluppare casi clinici di depressione, per chi ne ha consumato 4 porzioni la percentuale sale al 20% e che il consumo di caffè decaffeinato non ha correlazione con il rischio di incorrere in depressione. Serviranno senz’altro studi ulteriori a conferma di questa tesi, tuttavia il risultato di questa ricerca apre nuove strade per l’utilizzo di caffeina come prevenzione di malattie!
fonte: Archives of internal Medicine
Spesso si considera la salubrità e la sicurezza degli alimenti che prepariamo per le nostre famiglie ma talvolta non si pone la stessa attenzione a come viene impacchettato per conservarlo fino a scuola o al posto di lavoro. l
L’ esperto di sicurezza alimentare Dr. Don Schaffner dell’Istituto di Tecnologie alimentari dell’Università di Rutgers, ha infatti recentemente dichiarato: “I genitori devono tenere a mente l’importanza della sicurezza nel preparare e conservare i cibi per i loro bambini, per mantenerli sani e ricchi di nutrienti fino a scuola, nei loro lunch box.”
Ecco qualche piccolo consiglio per avere sempre i migliori risultati:
1) Pulizia
Preparare i cibi con le mani pulite è la prima regola; un lavaggio accurato con acqua e sapone di circa 20 secondi previene la diffusione dei batteri. Allo stesso modo, taglieri, posate e utensili devono essere lavati e puliti.
2) Il giusto pacchetto
Per conservare i cibi è bene usare confezioni isolate termicamente per mantenere la temperatura bassa. Quando questo non è possibile si può ovviare usando due sacchetti per creare un piccolo strato isolante.
3) Non esagerare
Evitare di preparare più di quanto ragionevolmente si può mangiare per evitare di avere avanzi che non siano stati conservati alle corrette temperature.
4) Evitare contaminazioni incrociate
È bene evitare di riutilizzare i materiali per impacchettare (carta trasparente, carta argentata…) per evitare contaminazione incrociata tra cibi.
5) Tenere al caldo o al fresco
I contenitori termici permettono di mantenere ciò che deve essere caldo al caldo e fresco ciò che va conservato al fresco. Per i cibi caldi è importante lavare i contenitori con acqua bollente e, dopo averli riempiti col cibo caldo sigillarli e non aprirli fino al momento di consumarli per minimizzare la crescita batterica.
Fonte: Institute of Food Technologists (IFT)
Uscire a cena è diventata una parte importante della nostra cultura, ma spesso mangiare al ristorante si traduce in piatti ipercalorici estremamente abbondanti che possono contribuire ad aumentare il grasso corporeo. Tuttavia, uno studio pubblicato nel Journal of Nutrition Education and Behavior ha dimostrato che si può mangiare fuori e continuare a perdere peso!
I ricercatori dell’Università del Texas ad Austin hanno arruolato 35 donne tra i 40 e i 59 anni con abitudine a frequentare spesso i ristoranti ed a questi soggetti è stato assegnato un programma alimentare chiamato Mindful Restaurant Eating, incentrato sull’insegnare le tecniche per ridurre l’intake calorico quando ci si trova a mangiare fuori!
Tutti i partecipanti al programma hanno ottenuto risultati ottimi ed un dimagrimento costante, allineato agli obiettivi prefissati.
Fonte: Journal of Nutrition Education and Behavior
Molti genitori che desiderano dare buone abitudini alimentari ai loro figli cercano di inserire fiocchi di cereali nella prima colazione, sia per fornire energia, sia per iniziare la giornata anche con un adeguato contenuto di fibra alimentare.
Da un’attenta analisi effettuata dall’Environmental Working Group (EWG), emerge che occorre prestare grande attenzione alla scelta di questi prodotti, visto che la gran parte di ciò che occupa gli scaffali dei supermercati ha un contenuto di zucchero da cucina pari o superiore a quello delle merendine! Non è infrequente, infatti, che una porzione di cereali possa apportare anche 20 grammi di zucchero. Il vice presidente della EWG, Jane Houlihan, ha dichiarato: “Sono scioccata dalla scoperta di quanto zucchero effettivamente sia presente in una scatola di cereali per bambini. Molti genitori non darebbero certo un dessert per colazione ai propri figli ma, se non si fa attenzione, si rischia di dar loro altrettanto zucchero semplicemente servendo cereali commerciali!”
Fonte: Medical News Today
Se si vuole perdere i chili accumulati durante le ferie natalizie, forse è bene sapere che gli ormoni correlati all’appetito giocano un ruolo estremamente importante nell’umore e nel riprendere peso dopo aver effettuato delle diete! Spesso i medici si trovano a trattare casi in cui persone che dopo aver perso peso con difficoltà seguendo una dieta dimagrante, riprendono in breve tempo tutti i chili persi!
Questo fenomeno è chiamato “effetto Yo-Yo” è si riscontra più frequentemente in soggetti con caratteristiche particolari.
Un nuovo studio dell’Ospedale Universitario di Santiago (Chile) ha analizzato i livelli di insulina, leptina e grelina in 104 pazienti sovrappeso; ne è emerso che, dopo una dieta di otto settimane, i pazienti con alti livelli di leptina e bassi di grelina hanno recuperato in breve tempo oltre il 10% dei chili precedentemente persi!
Modulare, quindi la presenza ematica di questi ormoni potrebbe quindi essere di strategica importanza nella prescrizione dietetica!
Secondo gli autori stessi sono necessarie conferme a questo studio, tuttavia i risultati sembrano essere estremamente interessanti!
Fonte: Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism
Un recente studio condotto dall’olandese Daan Kromhout (Università di Wageningen) ha portato alla luce nuovi benefici dell’integrazione di acidi grassi polinsaturi su pazienti con problemi cardiaci pregressi.
Lo staff del ricercatore ha studiato lo stato di salute di 1104 pazienti post-infartuati e con diabete, per valutare la loro risposta all’integrazione di Omega3; i soggetti sono stati randomizzati in 4 gruppi, uno dei quali trattato con placebo e gli altri con Omega3 a diverse concentrazioni.
Ne è emerso che, rispetto ai pazienti del gruppo di controllo, i gruppi ai quali è stata somministrata una miscela di EPA-DHA-ALA hanno avuto una minor incidenza di aritmia ventricolare e successive problematiche cardiache.
Fonte: Diabetes Care, 2011; 34(12):2515-20
Bastano poche porzioni di patate al giorno e, nei soggetti in sovrappeso, è possibile ottenere una diminuzione della pressione sanguigna.
Ebbene sì: l’alimento che spesso negli Stati Uniti viene accusato di far ingrassare ed essere poco salutare, ha invece ottime proprietà.
La ricerca presentata a una conferenza tenutasi recentemente a Denver (Colorado), ha dimostrato che “le patate, probabilmente più di ogni altro vegetale, hanno caratteristiche nutrizionali molto utili nel trattamento dei pazienti obesi. Se non vengono preparate fritte o con grassi animali come burro e margarina, ma semplicemente lessate, sono alimenti ipocalorici (110 kcal/hg) e possono portare grandi benefici.” Ha detto il Dr. Vinson.
Il ricercatore ha condotto uno studio nel quale 18 soggetti, in sovrappeso e con tendenza all’alta pressione sanguigna, li ha divisi in 2 gruppi e ha arricchito la dieta di uno di questi di patate.
Dopo 4 settimane il gruppo trattato ha mostrato un calo della pressione diastolica del 4,3% e sistolica del 3,5%. Anche dopo crossover i dati sono stati confermati.
Fonte: Nutrition Daily
In chi è affetto da patologie cardiache, assumere sodio contribuisce ad aggravare la sindrome delle apnee ostruttive nel sonno.
I ricercatori dell’Università di Toronto, guidati dal Dr. Takatoshi Kasai hanno analizzato la presenza di edemi declivi e lo spostamento di liquidi durante la notte; questi parametri sono risultati essere collegati all’AHI (Indice di apnea-ipopnea) nei pazienti con un eccessivo intake di sodio, legato alla comparsa di ritenzione idrica.
Dei 54 pazienti con problemi cardiaci di cui è stato analizzato il diario alimentare, i 34 con l’intake di sodio superiore a 3g/giorno hanno mostrato episodi di apnee notturne con una frequenza e una gravità sensibilmente maggiore rispetto a quelli con un intake di sodio inferiore a 1,9g/giorno. Sale sì, quindi, ma senza esagerare!
J Am Coll Cardiol, 2011; 58:1970-4
Una recente ricerca ha evidenziato che chi conduce una vita attiva ha un minor rischio di contrarre glaucoma, visto che è molto meno probabile che vada incontro alla riduzione della pressione di perfusione oculare; l’abbassarsi di questo valore è, infatti, un fattore di rischio per l’insorgenza di glaucoma.
Analizzando i dati relativi ad alcuni soggetti reclutati per lo studio Epic (European prospective investigation into cancer), la dottoressa Yip dell’Università di Cambridge ha potuto constatare che chi svolge un maggior quantitativo di attività fisica ha il 25% in meno di possibilità di avere una perfusione oculare media inferiore a 40 mmHg e il 27% in meno di scendere sotto i 50 mmHg.
Sono necessarie ulteriori conferme a questo dato ma la ricerca dello Staff della Cambridge University sembra aver disvelato un nuovo beneficio del mantenersi in forma con un po’ di attività sportiva.
Fonte: Invest Ophthalmol Vis Sci, 2011; 52(11):8186-92
“Un sistema con simboli immediato per indicare il contenuto calorico, grassi trans, sodio e zuccheri aggiunti dovrebbe essere utilizzato in tutti i packaging di cibi e bevande ” ha dichiarato l’istituto di Medicina statunitense in un recente report.
È già in studio, infatti, un sistema più chiaro e di lettura immediata dei “pericoli” contenuti negli alimenti, che sostituisca l’attuale metodo, ritenuto troppo poco chiaro. Verranno utilizzate anche delle stelle per indicare una valutazione globale dell’alimento o della bevanda, con un numero tanto maggiore di stelle, quanto più “salubre” verrà valutato l’alimento.
Sarà la mossa vincente per combattere l’obesità?
fonte: medical news
Un recente studio effettuato sui ratti ha ottenuto la pubblicazione sul FASEB Journal: pare infatti che determinati fitoestratti possano vantare una risposta anabolica molto intensa, senza effetti collaterali. Grazie alle proprietà dell’homobrassinolide (un brassinosteroide che si trova proprio nelle piante di senape), infatti, sono stati rilevati nei ratti del gruppo trattato aumenti notevoli nella massa magra, nella massa muscolare e anche nelle performances fisiche.
Il ricercatore Slavko Komarnytsky ha dichiarato: “la scoperta effettuata apre le porte a un nuovo mondo di prodotti che potranno essere sintetizzati e utilizzati come un’alternativa naturale in tutti i casi in cui si abbia una perdita patologica di tessuto muscolare o come strumenti per massimizzare le performances sportive” Sono quindi i primi passi di un nuovo possibile supplemento nutrizionale per l’attività sportiva che necessiterà di ulteriori conferme e strumenti applicativi!
fonte: FASEB Journal
Nei giorni successivi alla vittoria del Campionato Nazionale di Trail 100Km in Oregon nel 2009, il ventisettenne Erik Skaggs avrebbe dovuto festeggiare; invece si è trovato chiuso in casa per diversi giorni, a causa di una fortissima nausea che sembrava non volerlo abbandonare.
Dopo aver effettuato un controllo qualche giorno dopo, l’atleta fu ricoverato per una grave forma di insufficienza renale.
Cosa era andato storto?
Il medico di Skaggs ha attribuito questa crisi all’uso di ibuprofene (un tradizionale antinfiammatorio FANS) durante la gara: anche se la dose non era eccessiva, la combinazione del farmaco con la disidratazione e l’intensità dello sforzo pare abbia causato l’effetto avverso.
L’uso di questi farmaci (i FANS) è piuttosto comune negli ultrarunners per ridurre il dolore muscolare, anche se non vi è alcuna evidenza scientifica dell’utilità di questi farmaci per questo tipo di trattamenti. Anche se i FANS sono generalmente sicuri, il loro uso regolare può creare ulcere gastriche e interferire con la biosintesi del collagene, una proteina indispensabile per la rigenerazione dei tendini e delle cartilagini. Inoltre, durante un evento altamente stressante come una ultramaratona, i FANS aggiungono ulteriore stress all’organismo già affaticato dallo sforzo, dalla disidratazione e dalle condizioni ambientali.
Fonte: Trail Runner Mag. Oct. 2010
Tutti le attività che fanno pompare il cuore più velocemente possono ridurre il rischio della demenza e rallentarne la progressione, stando allo studio che la prestigiosa Mayo Clinic ha recentemente pubblicato. I ricercatori hanno esaminato il ruolo dell’esercizio aerobico nella conservazione delle abilità cognitive e concluso che potrebbe rappresentare un’importante terapia contro questa condizione.
Lo studio delle immagini del cervello ha rivelato evidenze reali relative agli effetti positivi dell’esercizio sull’integrità di questo organo. Inoltre le ricerche sugli animali hanno mostrato che l’esercizio fisico genera condizioni favorevoli al trofismo del tessuto cerebrale e aumento della sua funzionalità. “Dobbiamo continuare a incoraggiare la pratica dell’esercizio fisico non solo per la salute generale ma anche, più specificamente, per la salute cognitiva” ha dichiarato il Dr. Ahlskog.
Ebbene sì; come dicevano gli antichi romani: mens sana in corpore sano!
Fonte: Mayo Clinic
Perché i mirtilli sono considerati così salutari?
Sono ricchi di antiossidanti, flavonoidi e altre vitamine che prevengono i danni cellulari. I radicali liberi possono causare questi tipi di danni che sono alla base dello sviluppo del cancro. “Gli studi suggeriscono che gli antiossidanti possono aiutare a prevenire il danno generato dai radicali liberi, correlato all’insorgenza del cancro” dice il Dr. Newton, dietologo che spesso lavora con pazienti oncologici.
Oltre a ciò i mirtilli sono ricchi di vitamina C, un grande aiuto alla salute del sistema immunitario e all’assorbimento di ossigeno.
Consumare una ciotola di mirtilli freschi da grandi benefici, sia per l’apporto di antiossidanti e vitamine, sia per l’apporto di fibre, che non sono presenti invece nei succhi di questo frutto. Il Dr. Newton ricorda che i mirtilli possono essere congelati e mantengono le loro proprietà nutrizionale anche dopo un anno.
Fonte: Università di Alabama (Birmingham)
Un recente studio della Marshal University School of Medicine ha preso in esame la dieta dei topi con lo scopo di verificare se l’introduzione di acidi grassi polinsaturi potesse dare risultati nei confronti dell’insorgenza di varie forme tumorali. Effettivamente, l’introduzione di noci nella dieta di questi animali ha dimezzato il rischio di contrarre cancro alla mammella, rispetto a chi ha seguito un regime alimentare privo di queste.
Nello studio, inoltre, è puntualizzato che anche i soggetti che hanno contratto cancro alla mammella nel gruppo che assumeva noci, i tumori avevano dimensioni molto inferiori rispetto a quelli del gruppo di controllo. “Questo studio è particolarmente importante” ha dichiarato la ricercatrice Elaine Hardman “anche considerando che i topi allevati erano geneticamente mutati per contrarre il cancro alla mammella. Siamo ragionevolmente portati a pensare, quindi, che assumere noci sia una strategia vincente anche nella prevenzione del cancro”
fonte: Nutrition and Cancer