La dieta per la “vita”, non solo per il giro vita

verdure-antiossidanti1La ricerca parla chiaro: una dieta corretta e ben organizzata può ridurre l’incidenza del cancro del 30% e garantire uno stile di vita migliore. Recentemente, un articolo del Corriere della Sera (da sempre attento alle tematiche riguardanti la salute) ha cercato di sintetizzare in 4 semplici regole quale direzione alimentare prendere per mantenersi sempre in salute:
- Tagliare le calorie in eccesso: Molti studi hanno evidenziato che un eccessivo apporto calorico sia associato a un maggior rischio di incorrere in patologie tumorali di diversi organi; un buon metodo per ridurre l’apporto calorico e raggiungere un buon senso di sazietà è quello di privilegiare alimenti come cereali integrali, frutta e verdura.
- Limitare pane bianco e dolci: I cibi con indice glicemico elevato possono generare un innalzamento della glicemia e un conseguente rilascio di insulina post-prandiale che sembra essere associato a un aumento del fattore di rischio per varie tipologie di sarcoma.
- Meno grassi animali e più pesce: la presenza di acidi grassi insaturi e poli-insaturi presenti nei lipidi provenienti dal mondo vegetale e reperibili anche nel pesce azzurro, hanno un’attività sensibile nella protezione contro i fenomeni infiammatori e la loro assunzione è associata alla diminuzione del rischio di incorrere in una patologia tumorale.
- Poca carne, tanti legumi: le proteine sono indispensabili, si sà, tuttavia secondo l’OMS il consumo delle proteine di origine animali è molto più alto del loro fabbisogno medio.
Fonte: Il Corriere della Sera

Proantocianidine e flavonoidi

proantocianidine-e-flavonoidiUna recente pubblicazione proveniente dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri (Milano) ha evidenziato come l’assunzione di flavonoidi (presenti, tra l’altro anche nel cacao e nel cioccolato) e proantocianidine (presenti nell’uva), entrambe classi di molecole con alta capacità antiossidante, si correli con una minore incidenza di tumori.
In particolare l’analisi attenta dei dati ha potuto determinare che flavononi e flavonoli possono allontanare sensibilmente l’incidenza di tumori al cavo orale e alla laringe mentre le proantocianidine sono risultate utili per il cancro colon-rettale, per il loro maggior grado di polimerizzazione che le rende efficaci sul tratto finale dell’apparato digerente.
Nutr Cancer. 2010; 62(7): 871-7

Attività fisica e obesità

attivita-fisuica-e-obesitaFare attività fisica combatte la predisposizione genetica all’obesità!
Uno studio genetico condotto nell’Università di Cambridge diretto dal Dr. Shengxu Li ha evidenziato come uno stile di vita che preveda sport e attività fisica regolare possa ridurre la predisposizione all’obesità del 40%. Il risultato emerge dall’analisi di una popolazione di oltre 20.000 soggetti di età compresa tra i 39 e i 79 anni con una pattern genetica che è associata alla predisposizione verso l’obesità; i risultati delle rilevazioni fatte in oltre 3 anni di monitoring evidenziano che in chi conduce una vita attiva la predisposizione a ingrassare è sensibilmente minore rispetto ai soggetti sedentari e che l’attività fisica è in grado di modificare l’associazione tra i punteggi genetici e l’aumento dell’indice di massa corporea
PLoS Med, 2010; 7(8). pii: e1000332 <studio cambridge.jpg>

Il mais OGM anche in Italia

mais-ogm1Il mais OGM prodotto anche in Italia.
Dopo una querelle che si trascina dal 2006, anno nel quale arrivava al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali la prima richiesta di autorizzazione alla coltivazione di mais geneticamente modificato (alla quale l’Istituzione Italiana rispondeva in maniera negativa), anche nel Bel Paese da pochi mesi è possibile mettere in coltura varietà di questo cereale modificate.
Al rifiuto del Ministero, infatti, ha fatto seguito una sentenza del Consiglio di Stato che sancisce l’inapplicabilità del divieto imposto dall’organo ministeriale viste le disposizioni Comunitarie Europee.
Per gli amanti del mais tradizionale rimane la possibilità di leggere l’etichetta e scegliere tra prodotti modificati o meno
Fonte: www.alimentinews.it

La scelta giusta per il diabetico: allenamento e proteine

allenamento-e-proteineUna recente pubblicazione australiana sulla rivista Diabetes Care ha mostrato che in pazienti con diabete di tipo 2 la dieta ipoenergetica ad alto contenuto di proteine, insieme a un allenamento di endurance, permette di ottenere la più elevata perdita ponderale e la migliore proporzione tra massa magra e massa grassa. Lo studio è stato condotto su 59 soggetti che sono riusciti a terminare il programma di 16 settimane. I soggetti sono stati divisi in 4 gruppi: un controllo (dieta tradizionale e nessun programma di allenamento), un gruppo sottoposto a dieta ad alto contenuto proteico ma nessun programma di allenamento, un gruppo con dieta tradizionale e il programma di allenamento di resistenza, il quarto gruppo con dieta iperproteica e programma di allenamento; quest’ultimo gruppo è stato quello che ha ottenuto i risultati migliori ma in tutti, comunque si ha avuto una regolarizzazione dei livelli di glucosio, insulina, trigliceridi e colesterolo ldl.

Lampade abbronzanti sotto accusa

raggi-uv-sotto-accusaL’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha recentemente valutato il rischio dell’esposizione ai raggi UV dei comuni lettini abbronzanti e delle lampade, e spostato il grado di loro pericolosità dal grado 2A al gruppo 1 delle sostanze cancerogene.
Una promozione al grado più alto di pericolosità giustificato da una recente analisi che ha evidenziato l’aumento del 75% nello sviluppo di melanomi nelle persone di meno di 30 anni più dedite alla cosiddetta “abbronzatura artificiale”. 
L’esposizione a raggi UV sembra anche avere una  diretta relazione con lo sviluppo d melanomi oculari. L’agenzia ha inoltre spostato al grado di pericolosità massima anche tutti quei sistemi che si avvalgono di particelle ionizzanti per generare l’abbronzatura.
Lancet Oncol 2009; 10: 751-752

Lo sport di resistenza nella terza età

sport-di-resistenza-e-terza-etaNell’anziano la debolezza dei muscoli è associata al calo della funzionalità fisica. Effettuare un programma di esercizi di resistenza progressivi (PRT) ha come fine principale proprio quello di aumentare la forza muscolare. Per questo numerosi studi ormai sono concordi nell’affermare che esercizi di resistenza anche in età avanzata apportano il beneficio di mantenere un’ottimale funzionalità fisica, anche associata alla capacità di compiere attività semplici e complesse.
Anche se non sono stati ancora esaminati a fondo gli effetti collaterali in casi clinici, di fatto praticare sport di resistenza a livello moderato 2 o 3 volte a settimana può tradursi per l’anziano nella riduzione della propria disabilità fisica dovuta a debolezza muscolare.
(Cochrane Database Syst Rev online 2009, pubblicato l’8/7)

Caffeina per il glicogeno muscolare

caffeina e glicogeno muscolareIn uno studio randomizzato in doppio cieco incrociato, condotto dall’Università Australiana di Victoria su sette ciclisti in carico atletico, si sono valutati gli effetti della sintesi del glicogeno muscolare associati all’assunzione di bevande per il recupero a base di carboidrati e caffeina, contro beverage a sola base di carboidrati.
Lo studio ha evidenziato che l’associazione di carboidrati ed alte dosi di caffeina permette un maggiore accumulo di glicogeno muscolare rispetto ai soli carboidrati; l’effetto pare essere più marcato tanto più la condizione atletica del soggetto è buona.

Pomodori ogm contro il cancro

pomodori-antiossidanti-1Ormai sono passati 20 anni dall’invito del National Cancer Institute a consumare 5 razioni al giorno di frutta e verdura e mai fino ad oggi questa esortazione è stata considerata in maniera seria. Ad aggravare la situazione, anche il costo di questi beni di consumo in continuo rialzo, che non invita la popolazione a mangiarli.
Che soluzioni proporre? Una soluzione particolare è stata proposta da “Flora”, un progetto nato dalla collaborazione di più università europee che consiste nel generare dei cibi-farmaco in grado di veicolare antiossidanti evoluti con semplici ortaggi.
Nasce così un pomodoro ricco di antocianine, antiossidanti del gruppo dei flavonoidi, che può esercitare un effetto protettivo nei confronti della carcinogenesi. Come si riconosce? Queste molecole hanno la peculiarità di conferire un marcato colore viola: i pomodori così geneticamente modificati si possono riconoscere dal marcato colore viola che li caratterizza!
I ricercatori si dicono ottimisti di poter effettivamente ottenere buoni risultati a livello farmacologico somministrando semplici alimenti: non sempre quindi la parola OGM deve spaventare!

Ancora punti a favore della dieta mediterranea

alimentazioneNonostante sia spesso sottovalutata e avversata da diete alternative, la nostra dieta mediterranea mostra sempre nuovi benefici.
L’ultima scoperta riguarda il cervello: pare infatti che un alto consumo di frutta, verdura, pesce e olio d’oliva possa allontanare il rischio di demenza senile e insorgenza del morbo di Alzheimer.
I risultati di una ricerca svolta su oltre 1390 soggetti sembrano accreditare la tesi che la mediterranea risulti protettiva per l’MCI (Deficit Cognitivo Medio) e il morbo di Alzheimer e la spiegazione risiederebbe nella protezione vascolare che una dieta ricca di fibre, vitamine e antiossidanti esercitano sul corpo. Visto che le degenerazioni cognitive sono legate anche a problematiche vascolari, la nostra dieta pare la più adatta a prevenire queste malattie.

Lo sport e la memoria

sport-e-memoriaUno studio condotto recentemente in Australia ha preso in esame un campione di anziani con malattie cognitive degenerative e li ha sottoposti a un semplice programma di attività fisica da svolgere in autonomia a casa. Anche se non ci sono gli estremi per affermare con certezza che l’attività fisica prevenga l’insorgenza del Morbo di Alzheimer, si è registrato un notevole rallentamento della degenerazione cognitiva.
Già studi osservazionali molto importanti hanno in passato evidenziato che le persone attive hanno meno possibilità di andare incontro a declino cognitivo nella terza età rispetto a persone sedentarie, ma ancora mancano conferme che solo ricerche randomizzate possono dare.
Questo è quanto il gruppo di ricerca australiano si è prefissato di dare, analizzando un campione di 170 volontari con età superiore ai 50 anni. Dopo 18 mesi, i soggetti sottoposti al programma di allenamento hanno avuto un miglioramento di circa 0,26 punti della ADAS-Cog (la scala di misura dell’Alzheimer), contro un peggioramento di 1,04 punti del gruppo di controllo.
Un piccolo incremento, dunque, ma persistente e importantissimo!
Infine, a differenza del trattamento farmacologico, l’esercizio fisico produce benefici anche per la salute, che non si limitano alla degenerazione cognitiva, ma anche all’apparato cardiovascolare e al miglioramento globale della qualità della vita.

Riabilitato l’aspartame!

aspartame1Il Panel dell’EFSA sugli additivi alimentari e le fonti di nutrienti aggiunti agli alimenti (ANS) ha analizzato di recentemente i dati riguardanti la potenziale cancerogenicità del più famoso tra i dolcificanti di sintesi: l’aspartame. Sembra che i dati forniti dall’Istituto Ramazzini, che aveva condotto lo studio, siano effettivamente scarsi e non vi sia effettiva correlazione tra assunzione di aspartame e insorgenza del cancro.
In conclusione, l’EFSA afferma che non ci sarebbero indici di genotossicità e cancerogenicità potenziali associate al suo consumo tali da poter riconsiderare il precedente ADI (accetable daily intake) di 40 mg/kg stabilito nel 2006.

Grassi poliinsaturi per lo sviluppo dell’intelligenza

intelligenza7Gli acidi grassi della serie Omega3 e Omega6, rispettivamente l’acido docosaesanioco e l’acido arachidonico, oltre ad avere le note caratteristiche di avere un effetto protettivo sull’apparato cardiovascolare sono anche importanti costituenti di alcune membrane cellulari, in particolare di retina e cervello. Entrambi sono acidi grassi “essenziali” nei momenti di rapida crescita dell’organismo: non possono cioè essere costruiti dal corpo ma devono necessariamente essere introdotti con l’alimentazione.
Diversi studi hanno evidenziato una relazione tra livelli di assunzione di pesce (ricco in DHA) da parte della gestante e sviluppo neurocerebrale e visivo del feto: nel primo anno di vita, in particolare, sembra che la memoria visiva del bimbo sia migliore nel caso di dieta ricca di DHA.
E’ in particolare raccomandato assumere, prima della nascita e per tutto il periodo dell’allattamento, pesce almeno 2 volte a settimana per garantire all’organismo un quantitativo di DHA pari a 200mg/die; diverso è il caso dell’AA che è presente in molti alimenti di origine animale (anche come acido linoleico, suo precursore).
Quindi il pesce rende più intelligenti? Se lo sviluppo dell’intelligenza ha comunque tante variabili, sicuramente l’assunzione di Omega3 è una di queste!

Il gene che ti lascia mangiare

geneche-ti-lascia-mangiare.jpgE’ il caso scientifico degli ultimi giorni: Nature, una rivista scientifica estremamente accreditata, ha pubblicato un articolo in cui l’equipe di ricerca di Dusseldorf, capitanata dal Prof. Ruther non nuovo a importanti studi in materia di metabolismo, sostiene di aver individuato nel gene “fto” il responsabile dell’accumulo di adipe.
Se fino a poco tempo fa si riteneva che questo gene incidesse solo nella sensazione di appetito, le ultime ricerche sembrano individuare nell’fto il responsabile del rallentamento del metaboismo: in esperimenti condotti su ratti, infatti, i soggetti privi di questo gene sono rimasti magri anche mangiando grandi quantità di cibo e rimanendo inattivi.
Le possibili implicazioni mediche sono ancora lontane dall’essere realizzate o progettate ma questo è un importantissimo passo nella direzione della cura dell’obesità!

Come integrare le proteine nell’alimentazione dello sportivo

alimentazione-proteicaQuando si parla di assumere proteine in polvere l’approccio degli atleti è spesso molto vario: si passa facilmente da chi pensa che non serva a nulla ad atleti che non possono vivere senza la supplementazione di 50g di integratore al giorno. L’International Society of Sport Nutrition ha recentemente fatto ordine su questo argomento individuando le reali necessità dello dell’atleta.
Posto che lo sportivo ha una maggiore richiesta proteica rispetto alla persona sedentaria per riparare efficacemente il tessuto muscolare ed evitare il catabolismo della massa magra, si è individuato nei seguenti intake proteici quelli ideali per ogni tipologia di disciplina sportiva:
-1,4g/kg/die per chi svolge attività di tipo aerobico,
-1,7g/kg/die per attività a componente mista,
-2g/kg/die per gli sport di forza e di potenza,
Questi quantitativi non hanno mostrato effetti indesiderati mentre uno scarso apporto proteico può ridurre sensibilmente l’adattamento all’allenamento.
Oltre che con gli alimenti tradizionali (carne, uova, legumi, pesce…), si può arrivare all’intake proteico ottimale con gli integratori; oltre a essere conservabili a lungo, le proteine in polvere sono più biodisponibili e digeribili. La letteratura scientifica più recente ha individuato nelle miscele di diverse fonti proteiche una sequenziale risposta aminoacidemica: in particolare l’associazione di proteine del siero unite a frazioni di caseina permette di avere una risposta pronta e duratura utile in particolare per il recupero muscolare post-esercizio. Proteine ricche di amminoacidi ramificati e glutammina permettono una ricostruzione efficace del muscolo e sono quindi indicate per chi si sottopone a carichi di lavoro intensi.