“Mangiare pesce fritto con regolarità potrebbe avere una correlazione con l’aumento del rischio di avere infarti”.
Questa è la conclusione dei ricercatori dell’Università di Emory (Atlanta), che hanno analizzato dati su quasi 22000 casi che hanno preso parte allo studio REGARDS (Reasons for Geographic and Racial Differences in Stroke ovvero ragioni per le differenze geografiche e razziali nell’infarto).
Uno degli aspetti esaminati è stato proprio l’assunzione di pesce, una delle fonti naturali degli acidi grassi omega 3, importantissimi per la prevenzione dell’infarto.
Tuttavia la modalità di cottura è sembrata correlata all’aumento del fattore di rischio: infatti i soggetti più abituati a mangiare pesce fritto sembrano essere più a rischio rispetto a quelli abituati a mangiarlo con cotture differenti!
Fonte: Neurology December 22, 2010 DOI 10.1212/WNL.0b013e3182061afb
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Un nuovo studio condotto dall’Università di Bordeaux porta nuove evidenze a favore dell’olio d’oliva.
La ricerca, condotta dalla Dr.ssa Cecilia Samieri, ha esaminato i report medici di quasi 8.000 pazienti con età superiore ai 65 anni, residenti a Bourdeaux, Dijon e Montpellier con problematiche cardiache pregresse. Dall’analisi dei risultati è stato possibile desumere che un intenso uso di olio extravergine d’oliva, come condimento di insalate o di pietanze in generale, si traduce in un abbattimento del rischio d’infarto del 41% rispetto a chi non ne consuma o ne ha un consumo scarso.
Fonte: “Olive oil consumption, plasma oleic acid, and stroke incidence: The Three-City Study.” - C. Samieri, C. Féart, C. Proust-Lima, E. Peuchant, C. Tzourio, C. Stapf, C. Berr, and P. Barberger-Gateau.
Neurology, June 2011
Diversi rapporti di organizzazioni alimentari hanno portato alla luce che il consumo di sale da cucina porta a un eccesso di sodio nella dieta. Contestualmente il consumo di potassio raggiunge con difficoltà i valori desiderabili per la dieta.
Un recente studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology ha riportato alla luce questo problema sottolineando come un riequilibrio tra questi due sali possa prevenire efficacemente problematiche cardiache.
L’American Heart Association, infatti, ha dichiarato in più occasioni che “Studi clinici hanno stabilito che una dieta con un alto contenuto di potassio e basso di sodio può abbassare in maniera significativa i livelli della pressione minima.”
Quindi: più banane e baobab (una nuova frontiera dell’alimentazione umana sperimentata per ora solo in America), meno sale da cucina!
Fonte:Journal of American College of Cardiology May 2011
L’articolo di Marzo 2011 riguardante “Cibo, Medicina e Salute” del Food Technology Magazine, pubblicato dall’Istituto dei Tecnologi Alimentari afferma che la colazione dei giovani sia troppo abbondante in zuccheri e grassi saturi, mentre pericolosamente carente in fibra alimentare, vitamine e sali minerali.
Dall’articolo pubblicato, emerge che il problema sia assolutamente internazionale! Infatti i cibi preferiti dai ragazzi di ogni parte del mondo, pur apparendo molto differenti, hanno tutti sostanzialmente le stesse caratteristiche!
Dal Bao (parti suine al vapore) e You Tiao (ciambelle fritte in olio di soia) della Cina ai Burritos del Messico, dai Churros al cioccolato Spagnoli fino al Natto (condimento di fagioli col riso) giapponese, in tutto il mondo la tendenza è all’aumento di grassi saturi e a zuccheri raffinati fin dalle prime ore del mattino!
Anche se, a quanto sostiene l’articolo, la tecnologia alimentare riesce a contenere il quantitativo di grassi saturi nei prodotti industriali e a inserire fibre, mantenendo una buona compliance del consumatore, è indispensabile accrescere la consapevolezza alimentare dei giovani.
Fonte: Food Technology Magazine
Chi associa la dieta mediterranea al grasso e a uno stile alimentare non salutare dovrà fare i conti con una recente analisi che ha preso in considerazione sedici studi controllati e randomizzati: la ricercatrice Katherine Esposito del dipartimento di geriatria della Seconda Università di Napoli ha individuato che associare attività fisica contiuativa a questo regime alimentare -spesso ostracizzato dai nutrizionisti sportivi- ha portato a un significativo calo ponderale della massa grassa dei soggetti coinvolti.
Nonostante, quindi, il contenuto lipidico relativamente alto di questo stile alimentare si può affermare che, quando è ben condotta, la dieta mediterranea contribuisce a uno stato di forma ottimale!
Fonte: Metab. Syndr. Relat. Disord., 2010 Oct 25
L’annuale Simposio della Unilever sulla Nutrizione di quest’anno ha voluto evidenziare e sottolineare quanto gli acidi grassi essenziali (EFA), ovvero i grassi insaturi e poli-insaturi come l’acido linoleico (LA) e gli omega3 (EPA e DHA), siano importanti nell’alimentazione dell’uomo in tutte le età.
Tutte le sessioni del simposio sono state volte a fare il “punto della situazione” della letteratura scientifica prodotta in materia di assunzione di questi importantissimi nutrienti: oltre a evidenziare la completa sicurezza di questi grassi in tutte le età e condizioni fisiche (sono infatti utilissimi sia nell’infanzia sia in gravidanza), si sono sottolineati in particolare i loro benefici nei confronti della salute e della corretta funzionalità cerebrale, legata alle proprietà benefiche sulla circolazione sanguigna.
Il Dr. Alan Dangour ha anche sottolineato la difficoltà di reperire quantità importanti di questi acidi grassi poli-insaturi negli alimenti, dando indicazioni pratiche sulle strategie per massimizzare la loro assimilazione nella dieta e suggerendo anche di integrarli con opportuni prodotti di integrazione.
Fonte: European Journal of Clinical Nutrition (2010) 64, S1–S13; doi:10.1038/ejcn.2010.242
La ricerca parla chiaro: una dieta corretta e ben organizzata può ridurre l’incidenza del cancro del 30% e garantire uno stile di vita migliore. Recentemente, un articolo del Corriere della Sera (da sempre attento alle tematiche riguardanti la salute) ha cercato di sintetizzare in 4 semplici regole quale direzione alimentare prendere per mantenersi sempre in salute:
- Tagliare le calorie in eccesso: Molti studi hanno evidenziato che un eccessivo apporto calorico sia associato a un maggior rischio di incorrere in patologie tumorali di diversi organi; un buon metodo per ridurre l’apporto calorico e raggiungere un buon senso di sazietà è quello di privilegiare alimenti come cereali integrali, frutta e verdura.
- Limitare pane bianco e dolci: I cibi con indice glicemico elevato possono generare un innalzamento della glicemia e un conseguente rilascio di insulina post-prandiale che sembra essere associato a un aumento del fattore di rischio per varie tipologie di sarcoma.
- Meno grassi animali e più pesce: la presenza di acidi grassi insaturi e poli-insaturi presenti nei lipidi provenienti dal mondo vegetale e reperibili anche nel pesce azzurro, hanno un’attività sensibile nella protezione contro i fenomeni infiammatori e la loro assunzione è associata alla diminuzione del rischio di incorrere in una patologia tumorale.
- Poca carne, tanti legumi: le proteine sono indispensabili, si sà, tuttavia secondo l’OMS il consumo delle proteine di origine animali è molto più alto del loro fabbisogno medio.
Fonte: Il Corriere della Sera
Nonostante sia spesso sottovalutata e avversata da diete alternative, la nostra dieta mediterranea mostra sempre nuovi benefici.
L’ultima scoperta riguarda il cervello: pare infatti che un alto consumo di frutta, verdura, pesce e olio d’oliva possa allontanare il rischio di demenza senile e insorgenza del morbo di Alzheimer.
I risultati di una ricerca svolta su oltre 1390 soggetti sembrano accreditare la tesi che la mediterranea risulti protettiva per l’MCI (Deficit Cognitivo Medio) e il morbo di Alzheimer e la spiegazione risiederebbe nella protezione vascolare che una dieta ricca di fibre, vitamine e antiossidanti esercitano sul corpo. Visto che le degenerazioni cognitive sono legate anche a problematiche vascolari, la nostra dieta pare la più adatta a prevenire queste malattie.
Fish oil supplementation reduces severity of exercise-induced bronchoconstriction in elite athletes.
Mickleborough TD, Murray RL, Ionescu AA, Lindley MR.
Department of Kinesiology, Indiana University, 1025 East 7th Street, HPER 112, Bloomington, IN 47401, USA. tmickleb@indiana.edu
In elite athletes, exercise-induced bronchoconstriction (EIB) may respond to dietary modification, thereby reducing the need for pharmacologic treatment. Ten elite athletes with EIB and 10 elite athletes without EIB (control subjects) participated in a randomized, double-blind crossover study. Subjects entered the study on their normal diet, and then received either fish oil capsules containing 3.2 g eicosapentaenoic acid and 2.2 g docohexaenoic acid (n-3 polyunsaturated fatty acid [PUFA] diet; n = 5) or placebo capsules containing olive oil (placebo diet; n = 5) taken daily for 3 weeks. Diet had no effect on preexercise pulmonary function in either group or on postexercise pulmonary function in control subjects. However, in subjects with EIB, the n-3 PUFA diet improved postexercise pulmonary function compared with the normal and placebo diets. FEV1 decreased by 3 +/- 2% on n-3 PUFA diet, 14.5 +/- 5% on placebo diet, and 17.3 +/- 6% on normal diet at 15 minutes postexercise. Leukotriene (LT)E4, 9alpha, 11beta-prostaglandin F2, LTB4, tumor necrosis factor-alpha, and interleukin-1beta, all significantly decreased on the n-3 PUFA diet compared with normal and placebo diets and after the exercise challenge. These data suggest that dietary fish oil supplementation has a markedly protective effect in suppressing EIB in elite athletes, and this may be attributed to their antiinflammatory properties.
Am J Respir Crit Care Med. 2003 Nov 15;168(10):1146-7
Ebbene sì! Un nuovo punto a favore del cioccolato! Gli amanti dell’oro nero hanno un nuovo motivo per gioire: pare che anche solo piccole dosi di cioccolato fondente, somministrate per lungo tempo, abbiano un effetto di ridurre la pressione in soggetti con piccoli squilibri pressori. Il segreto risiederebbe nell’incremento della produzione di ossido nitrico da parte dell’endotelio vascolare, stimolato dai flavonoidi presenti nel cacao.
Il cacao non ha gli stessi effetti collaterali del farmaco ed piace sicuramente di più; occorre però porre attenzione al volume calorico di questo alimento e considerare attentamente la dieta.
Le riviste, comunque riportano che un apporto di circa 100g di cioccolato fondente al giorno sia in grado di ridurre la pressione di 12/8 mmHg.
Molti studi hanno ampiamente dimostrato l’efficacia dell’esercizio fisico per trattare il sovrappeso e l’uso degli acidi grassi derivanti dal pesce per migliorare l’efficienza cardiovascolare, abbattendo in maniera significativa il rischio di malattie a questo apparato. Ciò che finora non era mai stato investigato è la sinergia tra esercizio fisico e la supplementazione di acidi grassi omega-3 contro i fattori di rischio cardiovascolari e metabolici: la loro combinazione appare avere un effetto molto più importante della semplice somma dei singoli elementi; benché non siano ancora noti i meccanismi alla base di questo effetto, sono già in corso studi longitudinali volti a disvelare questo aspetto e studiare gli effetti di tali terapie sul lungo periodo.
(Am J Clin Nutr. 2007; 85: 1267-74)
Basse concentrazioni sieriche di vitamina E, un indicatore di uno status nutrizionale deficitario, sono associate a susseguente declino fisico negli anziani residenti in comunità. Il mantenimento dell’indipendenza degli anziani è una priorità per la Sanità Pubblica, e l’identificazione di fattori che contribuiscono al declino della funzionalità fisica è necessaria per posporre il processo di disabilitazione.
I potenziali effetti deleteri della cattiva nutrizione sulla funzionalità fisica degli anziani erano finora poco chiari. Benchè i dati di questo studio epidemiologico non possano stabilire rapporti di causalità, essi confermano che i deficit di vitamina E contribuiscono al declino della funzionalità fisica.
Sono necessari studi clinici per determinare se le concentrazioni ottimali di vitamina E riducano il declino funzionale e la comparsa della disabilità in questi soggetti.
(JAMA. 2008; 299: 308-15)
La caduta dei capelli, la loro fragilità, le unghie che si esfoliano sono problemi estetici che preoccupano una larga parte di persone per la maggior parte appartenente all”altra metà del cielo”, all’universo femminile. L’istinto comune, quando si presentano fenomeni di questo tipo, è quello di correre ai ripari agendo sul sintomo: ci si sottopone a trattamenti con lozioni e balsami (per quanto riguarda i capelli) oppure si usano smalti rafforzanti (per quanto riguarda le unghie) cercando di conservare il tessuto danneggiato più a lungo possibile. Tutti questi trattamenti spesso sono ottimi e adeguati, tuttavia la conservazione può molto poco se non è affiancata da un’opportuna nutrizione: unghie e capelli sono tessuti che vanno nutriti come ogni altra parte del nostro corpo.
Nutrienti indispensabili per la buona salute di unghie e capelli sono gli amminoacidi essenziali, in particolare quelli solforati che costituiscono la cheratina (la proteina di cui sono formati) cisteina (un AA semi-essenziale) e metionina, vitamine e alcuni microminerali quali Ferro, Selenio, Rame e Zinco nelle giuste proporzioni.
Ma cosa sono gli amminoacidi essenziali? Gli amminoacidi sono nutrienti indispensabili al nostro corpo in quanto sono i costituienti delle proteine: la loro combinazione dà luogo a un numero incredibile di proteine. La maggior parte degli amminoacidi necessari al nostro organismo possono essere sintetizzati dal nostro corpo, mentre nove di questi (indispensabili per le sintesi plastiche) devono essere necessariamente introdotti attraverso l’alimentazione, in quanto non siamo in grado di formarli, e prendono il nome di amminoacidi essenziali.
Pur mantenendo vario ed equilibrato il proprio stile alimentare, non è sempre facile controllare giornalmente il quantitativo necessario di vitamine e amminoacidi essenziali introdotto. Un loro scompenso compromette alcune funzioni organiche e vi è un impoverimento dello stato di forma; dapprima il nostro organismo è in grado di attivare cicli metabolici alternativi in attesa di ripristinare l’equilibrio ma se lo stato di mancanza di questi importanti nutrienti si protrae nel tempo possono presentarsi problematiche più serie che si riflettono anche in sintomi quali l’indebolimento di unghie e capelli.