Basse concentrazioni sieriche di vitamina E, un indicatore di uno status nutrizionale deficitario, sono associate a susseguente declino fisico negli anziani residenti in comunità. Il mantenimento dell’indipendenza degli anziani è una priorità per la Sanità Pubblica, e l’identificazione di fattori che contribuiscono al declino della funzionalità fisica è necessaria per posporre il processo di disabilitazione.
I potenziali effetti deleteri della cattiva nutrizione sulla funzionalità fisica degli anziani erano finora poco chiari. Benchè i dati di questo studio epidemiologico non possano stabilire rapporti di causalità, essi confermano che i deficit di vitamina E contribuiscono al declino della funzionalità fisica.
Sono necessari studi clinici per determinare se le concentrazioni ottimali di vitamina E riducano il declino funzionale e la comparsa della disabilità in questi soggetti.
(JAMA. 2008; 299: 308-15)
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Attualmente state passando in rassegna gli archivi del weblog Integratori & Fitness - Ethic Sport per la categoria del marzo, 2008.
I risultati di una ricerca pubblicata di recente hanno confermato ciò che molti da tempo sospettano, ossia che la dieta occidentale, ricca di carne, granaglie raffinate e cibi fritti, incrementa il rischio di sviluppare la sindrome metabolica. Il consumo di latticini, d’altro canto, offre una qualche protezione nei confronti delle anomalie dei fattori di rischio cardiovascolari. Vi sono stai alcuni studi su diversi componenti della dieta ed i loro effetti sulla sindrome metabolica, ma il presente studio estende la prospettiva sull’intera dieta. Nessuno infatti assume un solo tipo di cibo: con la dieta occidentale nel suo complesso, caratterizzata anche da scarso apporto di frutta e verdura, pesce e granaglie integrali, è stato possibile accertare un aumento del rischio di sindrome metabolica.
(Circulation online 2008, pubblicato il 22/1)
Negli anni ’70 ’80 ebbe la sua massima espansione il fenomeno del bricolage, il famoso “fai da te”: una generazione di uomini sedentari, e non avvezzi a lavori di tipo manuale, ha trovato una propria immaginaria realizzazione nel fare attività di piccola carpenteria nelle loro case. Forse per risparmiare, forse per voglia di fare un’attività da “uomini” frotte di ragionieri, bancari, banchieri, professori e avvocati hanno piantato chiodi, aggiustato tubature e bonificato fosse biologiche con esiti solo raramente positivi.
Analogamente, da quando lo sport e l’attività fisica sono state considerate un “must” o, quanto meno, una soluzione ai problemi di peso, un’orda di uomini e donne hanno invaso palestre, parchi pubblici e strade cercando nel sudore e nella fatica pura, la soluzione al proprio stato di forma, il tutto senza aver identificato un obiettivo e senza il supporto di un adeguato staff di consulenti.
Insomma: seguendo la scia del fai da te! “Esagerato!” potrà dire qualcuno “non sono certo un professionista! Corro un po’, vado un po’ in bici, faccio un po’ di pesi… Non ho bisogno di un personal trainer!”
Ebbene: proprio nei praticanti meno assidui e apparentemente meno agonisti si riscontrano dolori articolari, algie muscolari e altre problematiche che talvolta generano complicanze molto serie.
Cosa fare, quindi, per evitare che lo sport ci faccia più danni che benefici? Le regole sono poche, molto semplici e, soprattutto, non costano più delle medicine che dovremmo assumere se non le seguiamo!
1) Pianificare un obiettivo e strutturare un piano d’allenamento adeguato: allenarsi “a caso” non serve a migliorare la propria condizione. In palestra c’è spesso personale qualificato che può aiutare a redigere una tabella di allenamento per ottenere i risultati desiderati, dalla perdita di peso all’aumento della massa muscolare. Analogamente per tutti i tipi di sport esistono gruppi sportivi con allenatori competenti in grado di dare consigli adeguati per praticare lo sport in sicurezza.
2) Consultare regolarmente il proprio medico: un regolare controllo medico è fondamentale per evitare problemi; per chi fa agonismo è obbligatorio fare la visita di idoneità dal medico dello sport ma, anche nel caso di attività non agonistica, è consigliabile mettere al corrente il proprio medico di famiglia dello sport che si intende svolgere o che si sta svolgendo.
3) Alimentarsi in maniera corretta: soprattutto quando si fa sport per perdere peso le persone tagliano in maniera più o meno fantasiosa alcune classi di nutrienti (“non mangio più grassi!” “ho eliminato i carboidrati perché è colpa loro se sono grassa/o”) per dimagrire più in fretta. Niente di più errato. Al corpo servono tutti i nutrienti e, in particolare quando si fa attività fisica, è fondamentale fornirli al corpo in maniera equilibrata e bilanciata al proprio stile di vita. E’ bene quindi consultare anche in questo caso un medico o un dietista che possa dare indicazioni e programmi alimentari personalizzati.
Non ci sono scorciatoie! Non esistono trucchi o prodotti miracolosi in grado di trasformarci in Mr & Mrs Smith (Brad Pitt o Angelina Jolie) in pochi giorni; non bastano neanche la sofferenza e la fatica da sole a garantirci un buon risultato. Armiamoci di pazienza e circondiamoci di persone competenti: raggiungeremo prima i risultati che desideriamo minimizzando la fatica e i rischi per la nostra salute.